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Redazione dello Staff DRONET: Dott. Giovanni Serpelloni, Marco Mozzoni, Diana Candio.
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NIDA: aggiornamenti dalla ricerca su tabacco e nicotina |
28-08-2008 L’uso di tabacco rappresenta la principale causa evitabile di malattia, invalidità e morte negli Stati Uniti. Ogni anno l’uso di sigarette provoca 400.000 morti evitabili, un morto per tabacco ogni cinque decessi. Nonostante l’ampia documentazione disponibile sugli effetti nocivi, molti fumatori incontrano grosse difficoltà a smettere di fumare mentre ogni giorno aumentano i nuovi consumatori (circa 1200 al giorno).
Il National Institute on Drug Abuse (NIDA) propone un aggiornamento delle principali problematiche legate al fenomeno, a partire dagli effetti della nicotina e del tabacco sul sistema cerebrale della gratificazione. Infatti, così come accade per cocaina, marijuana ed eroina, la nicotina aumenta il livello di dopamina nei circuiti della gratificazione, determinando cambiamenti permanenti nelle cellule cerebrali che spiegherebbero la dipendenza.
Secondo i dati riportati da Monitoring the Future 2007, il 21,6% degli studenti di quinta superiore riferisce l’uso di sigarette nell’ultimo mese; di questi, uno su tre diventerà fumatore abituale. La ricerca dimostra come gli adolescenti risultino particolarmente vulnerabili alla dipendenza da tabacco. La predisposizione individuale, inoltre, spiegherebbe il ruolo della componente genetica nello sviluppo della dipendenza da nicotina, senza tuttavia trascurare altri fattori ad essa correlati: l’esposizione prenatale al fumo di sigaretta, l’ambiente sociale, il sesso, l’età, condizioni di comorbilità (depressione, schizofrenia), esposizione ad altre sostanze d’abuso. Infine, la maggior parte dei fumatori che prova a smettere di fumare incontra grosse difficoltà a gestire i sintomi di astinenza e il craving e a superare, quindi, la dipendenza. Uno degli obbiettivi del NIDA è quello di implementare nuovi approcci, sia farmacologici che di supporto psicologico, per rendere più efficaci i trattamenti terapeutici. Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: NIDA
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Dipendenza Cocaina: ruolo svolto dai recettori AMPA |
26-08-2008 La ricerca costante della droga e la persistenza d’uso sono modalità comportamentali tipiche che caratterizzano lo stato di dipendenza da sostanze stupefacenti. Un gruppo di ricerca del German Cancer Research Center di Heidelberg, dello Institute of Mental Health di Mannheim e della University of Geneva ha pubblicato su Neuron un nuovo studio che, analizzando i cambiamenti neuronali intervenuti a livello cerebrale nei circuiti della gratificazione in seguito all’assunzione ripetuta di cocaina, spiegherebbe tali comportamenti.
L’assunzione di cocaina provoca processi di ristrutturazione molecolare a livello sinaptico in specifiche regioni del sistema nervoso centrale. In particolare, la cocaina potenzia la sinapsi eccitatoria dei neuroni dopaminergici del mesencefalo attraverso la trasmissione sinaptica mediata da recettori AMPA contenenti GluR1; questo fenomeno viene definito “plasticità sinaptica droga-correlata”.
Utilizzando tecniche di ingegneria genetica i ricercatori, coordinati dal professor Spanagel, sono riusciti a bloccare selettivamente quei componenti proteici che, sotto l’effetto della cocaina, vengono attivati. Gli esperimenti sono stati condotti su topi da laboratorio con dipendenza da cocaina, su cui sono state operate modificazioni delle subunità dei recettori glutamatergici GluR1, GluR2 o NR1. Nei topolini con GluR1 o NR1 disattivati la trasmissione sinaptica non risulta più potenziata; tuttavia, mentre nei topolini con NR1 modificato si osserva l’estinzione dei comportamenti di ricerca della sostanza, questo non si verifica con i topolini con GluR1 disattivato.
“È affascinante osservare come singole proteine possano determinare comportamenti di dipendenza” ha commentato il professor Spanagel. “I risultati dello studio offrono inoltre nuove prospettive e nuovi approcci per il trattamento della dipendenza da sostanze. La possibilità di bloccare il recettore NR1 ridurrebbe i comportamenti recidivi, mentre un’attivazione selettiva del recettore GluR1 potrebbe anche contribuire all’estinzione dello stato di dipendenza”.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Neuron
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Cannabis, l’uso nell’adolescenza fattore predittivo della persistenza del comportamento in età adulta |
22-08-2008 Esistono poche informazioni inerenti alla persistenza e alla remissione d’uso di cannabis nel lungo periodo. Un recente studio pubblicato su Addiction e coordinato da Axel Perkonigg dell’Università di Dresda (Germania), ha stimato la prevalenza d’uso e i fattori di rischio associati ad un uso continuato o a variazioni nell’assunzione di cannabis lungo un arco temporale di 10 anni.
Lo studio prospettico longitudinale ha coinvolto 3021 giovani residenti a Monaco, di età compresa tra i 14 – 24 anni, seguito da un primo follow-up dopo 4 anni e un secondo a distanza di 10 anni. L’uso o la dipendenza da cannabis e i fattori di rischio ad essi associati sono stati valutati utilizzando l’intervista strutturata M-CIDI.
I risultati iniziali hanno riscontrato l’uso di cannabis da parte di circa un terzo del campione (34%): il 7% l’ha sperimentata una volta, l’11% ha usato la sostanza 2 o 4 volte, il 16% 5 o più volte. Il 56% dei giovani consumatori (5 o più volte), dopo quattro anni riferiva un uso corrente; tale prevalenza si riduceva al 46,3% trascorsi dieci anni. Questi, inoltre, avevano una probabilità tre volte maggiore d’uso abituale, rispetto ai giovani che avevano provato la sostanza solo una volta. L’incidenza cumulativa d’uso dopo dieci anni era pari al 50,7%. L’utilizzo di cannabis da parte dei coetanei, di alcol ed eventi traumatici rappresentavano fattori predittivi d’uso, anche a distanza di dieci anni.
I ricercatori hanno osservato che l’uso ripetuto di cannabis tende ad essere abbastanza stabile nel tempo, con percentuali di remissione piuttosto basse almeno fino ai 34 anni d’età. Le modalità di progressione d’uso suggeriscono la necessità di interventi di prevenzione precoci, che potrebbero ritardare l’età di primo uso e ridurre il numero di sperimentazioni, essendo fattori critici nella progressione all’uso abituale e alla dipendenza da cannabis.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Addiction
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ICADTS: Linee guida per la ricerca sulla guida sotto l’effetto di droghe |
21-08-2008 Il fenomeno della guida sotto l’effetto di droghe (drugged driving, letteralmente “guida drogata”) rappresenta un problema crescente in numerosi paesi. Solo negli Stati Uniti nel 2006 più di 17.000 persone sono morte in incidenti stradali provocati dall’alcol. Inoltre, i conducenti sono risultati positivi alle droghe con una percentuale che oscilla tra il 10% e il 22%, associando spesso l’assunzione di alcolici alle sostanze.
Tuttavia gli studi sulla guida in stato psicofisico alterato e sulle conseguenze che ne derivano, anche in termini di sicurezza stradale, incontrano numerose difficoltà di carattere metodologico per la mancanza di una standardizzazione delle tecniche analitiche di rilevazione sul campo. I ricercatori utilizzano un’ampia gamma di misurazioni e test tossicologici per la rilevazione delle droghe, rendendo difficile il confronto e il progresso scientifico in questo campo.
Il Consiglio Internazionale su Alcol, Droghe e Sicurezza Stradale (ICADTS) ha organizzato un meeting di esperti con l’intento di armonizzare i protocolli di ricerca e di realizzare un documento di sintesi che descriva le linee guida, gli standard e le principali variabili che gli studi devono rispettare. Le linee guida per la ricerca sulla guida sotto l’effetto di droghe, pubblicate in agosto su Addiction, affrontano tre ambiti principali: quello del comportamento, quello epidemiologico e quello tossicologico, ciascuno corredato da specifiche raccomandazioni. Gli autori auspicano che il protocollo non solo contribuisca a migliorare significativamente la qualità complessiva delle ricerche, ma permetta la realizzazione e il confronto di studi trasversali tra diversi stati.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: International Council on Alcohol, Drugs and Traffic Safety
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Drugs on street – prevenzione degli incidenti stradali causati da droga e alcol |
20-08-2008 Il manuale “Progetto Drugs on street e Protocollo D.O.S. per gli accertamenti su strada” descrive l’esperienza e i risultati ottenuti dal progetto per la prevenzione degli incidenti stradali causati da guida in stato di ebbrezza alcolica e da sostanze stupefacenti, realizzato dal Dipartimento delle Dipendenze di Verona in collaborazione con le Forze dell’Ordine.
La pubblicazione propone un’ampia descrizione del protocollo di intervento, ricca di illustrazioni che ritraggono l’operatività su strada e all’interno delle strutture sanitarie, e un’analisi approfondita dei principali risultati emersi nei sei mesi di attività. I controlli eseguiti nel periodo agosto 2007 – gennaio 2008, hanno riscontrato un tasso di positività all’alcol e/o alle droghe pari al 44,5% per un totale di 454 conducenti esaminati. Significativa la percentuale di conducenti sobri ma risultati positivi agli esami tossicologici, circa il 20%.
Viene inoltre affrontata la complessa tematica relativa al processo diagnostico clinico e medico legale, corredata dagli specifici riferimenti normativi al Codice della Strada. Completano il manuale una rassegna degli studi presenti in letteratura inerenti i controlli su strada e la prevenzione degli incidenti stradali causati da droghe e alcol, l’analisi dell’impatto del progetto sul tasso di incidentalità nel comune e nella provincia di Verona, la rassegna stampa. Il manuale è disponibile on-line e interamente scaricabile.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Nazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Dipartimento Dipendenze
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Prevenzione: tabacco e adolescenti, efficaci gli interventi peer to peer |
18-08-2008 Gli interventi di prevenzione dal tabacco all’interno dei programmi educativi scolastici, risultano più efficaci se gli adolescenti stessi sono i protagonisti del processo educativo. Un nuovo studio pubblicato su Lancet e coordinato dal professor Campbell dell’Università di Bristol, ha valutato l’efficacia degli interventi di prevenzione da tabacco realizzati presso 59 scuole medie del Regno Unito.
Lo studio, condotto con tecniche di randomizzazione per gruppi, ha coinvolto 10.730 studenti di 12-13 anni, assegnati al gruppo di controllo (interventi di prevenzione classici) e al gruppo sperimentale (ASSIST). Gli interventi sperimentali si sono basati sul coinvolgimento di alcuni adolescenti, particolarmente influenti all’interno della classe e appositamente preparati, che dovevano sostenere e incoraggiare i propri compagni a non fumare durante le interazioni amicali. I follow-up sono stati fatti subito dopo l’intervento e a distanza di uno e due anni.
È stata esaminata la prevalenza d’uso in entrambi i gruppi, e in uno specifico gruppo a rischio identificato sulla base della frequenza d’uso di sigarette. Dall’analisi dei dati raccolti durante i controlli periodici, emerge che la probabilità di diventare fumatore risulterebbe maggiore tra i giovani del gruppo di controllo (0,96) rispetto a quelli coinvolti nell’intervento sperimentale (0,64). I risultati sosterrebbero quindi l’efficacia dell’approccio peer to peer nella riduzione della prevalenza d’uso di sigarette tra i giovani.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Lancet
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Europa: lotta alla droga, analisi della spesa pubblica |
12-08-2008 Uno degli obiettivi del piano d'azione UE per la lotta contro la droga (2005–08) è produrre stime della spesa pubblica destinata a questo fenomeno. Tale obiettivo rappresenta una sfida a causa delle diverse strutture politiche e dei diversi sistemi contabili presenti in ciascuno degli stati membri europei.
L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) ha dedicato un numero di “Selected Issue” all’analisi della spesa pubblica per la lotta contro la droga, al fine di formulare una valutazione economica degli interventi e di stabilire quali obbiettivi siano stati raggiunti. Sperimentando una metodologia comune che combina i dati e le stime disponibili e applicando sistemi di classificazione approvati, il documento riunisce le cifre correnti sulla spesa pubblica fornite dai 27 punti focali nazionali Reitox e da altri partner dell'OEDT. Sono state considerate due diversi voci di spesa: la spesa “diretta” e la spesa “indiretta”, al fine di includere sia le cifre sulla spesa pianificata, provenienti dai bilanci ufficiali del governo, sia una stima di altre spese non dichiaratamente destinate alla lotta alla droga che rientrano sovente in programmi ed azioni di più ampia portata (ad esempio, le azioni repressive di routine della polizia).
In generale i paesi dispongono di una quantità e di una qualità considerevole di dati relativi alla spesa pubblica legata agli stupefacenti: nel 2005, 11 tra gli stati membri hanno sostenuto una spesa totale di 15,4 milioni di euro, corrispondente allo 0,05% - 0,48% del PIL. In Europa la spesa pubblica totale correlata agli stupefacenti è stata stimata a circa 34 milioni di euro, equivalente allo 0,3% dei PIL di tutti i paesi. La spesa media annua legata agli stupefacenti corrisponde a 60 euro per ogni cittadino europeo. I dati suggeriscono, inoltre, un diverso equilibrio nello stanziamento di fondi tra sanità, ordine pubblico e sicurezza: la stima complessiva di spesa riguardante la sanità (828 milioni di euro) supera di gran lunga quella relativa all'ordine pubblico e alla sicurezza (6,07 miliardi di euro) negli stessi paesi.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: OEDT
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Metamfetamine e dipendenza, quali i trattamenti più efficaci? |
11-08-2008 Il consumo di metamfetamine è ampiamente diffuso e rappresenta una nuova sfida dal punto di vista terapeutico. Infatti, la maggior parte delle terapie impiegate per la cura della dipendenza da metamfetamine sono, in realtà, trattamenti utilizzati per la dipendenza da cocaina. I trattamenti farmacologici hanno mostrato un’efficacia limitata, mentre si sono ottenuti buoni risultati ricorrendo a trattamenti di tipo psicoterapeutico.
La rassegna sistematica coordinata da Nicole Lee, del Clinical Research Program di Melbourne - Australia, e pubblicata su Drug and Alcohol Review, analizza l’efficacia dei trattamenti di tipo cognitivo comportamentale esaminando gli studi clinici randomizzati disponibili in letteratura.
La rassegna evidenzia come i trattamenti psicoterapeutici siano efficaci nella cura della dipendenza da metamfetamine. Infatti, le terapie di tipo cognitivo comportamentale risulterebbero positivamente associate ad una riduzione dell’uso di metamfetamine, anche per periodi molto brevi di trattamento (2 o 4 incontri). Un altro approccio utilizzato è quello della “gestione delle emergenze” che ottiene una significativa riduzione dell’uso durante la terapia. Tuttavia, i ricercatori avvertono sulla necessità di condurre ulteriori studi al fine di migliorare i trattamenti per la dipendenza da metamfetamine, e chiarirne la durata dell’effetto nel lungo periodo.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Clinical Research Program - Melbourne
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Fumo di sigaretta, piacere o repulsione dipenderebbero dal cervello |
08-08-2008 Perché alcune persone non riescono più a smettere di fumare già dalla prima sigaretta?
Uno studio, coordinato da Steven Laviolette del Dipartimento di Anatomia e Biologia cellulare dell’Università di Western Ontario (Canada), ha chiarito alcuni meccanismi neurologici innescati dalla nicotina nel cervello. La nicotina, infatti, interagisce nel cervello a livello neuronale provocando un’attivazione del sistema della gratificazione e dell’assuefazione. Tuttavia, nella prima fase di esposizione al tabacco, molte persone hanno una percezione spiacevole e di disgusto, mentre altre possono sviluppare rapidamente una dipendenza nei confronti della nicotina, trovandola altamente appagante.
I ricercatori hanno identificato quali sottotipi di recettori per la dopamina controllano la sensibilità iniziale del cervello agli effetti di gratificazione e di dipendenza indotti dalla nicotina. Diversi studi hanno dimostrato il coinvolgimento del sistema mesolimbico dopaminergico e, in particolare, dell’area ventrale tegmentale (VTA) e delle sue terminazioni dopaminergiche all’interno di diversi subterritori del nucleo accumbens (il “core” e lo “shell”), nel processo di rinforzo degli effetti della nicotina.
I recettori dopaminergici D1 e D2, all’interno dei diversi subterritori del Nac, modulano in modo differente la sensibilizzazione del cervello, così come gli effetti di gratificazione o di avversione alla nicotina. Gli agonisti del recettore dopaminergico D2, iniettati nello shell di topi di laboratorio, modificherebbero la sensibilità cerebrale di avversione in una di gratificazione. Allo stesso modo, gli agonisti del recettore dopaminergico D1, iniettati nel core di topi di laboratorio, modificherebbero il meccanismo passando da una reazione di avversione ad una di gratificazione.
Secondo gli autori questa scoperta spiegherebbe la vulnerabilità individuale alla dipendenza da nicotina e potrebbe contribuire efficacemente allo sviluppo di nuove terapie per prevenire la dipendenza e trattare le ricadute.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Università Western Ontario
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UK; 27% mortalità giovanile dovuta all’alcol |
06-08-2008 Nel Regno Unito il consumo di alcol è ritenuto responsabile della morte di circa 15.000 persone, pari al 3,1% di tutti i decessi registrati nel paese nel 2005. I consumatori maschi sarebbero più esposti al rischio di mortalità con un tasso pari al 4,4% rispetto alle femmine (2,0%).
Il Centre for Public Health di Liverpool (UK) ha recentemente pubblicato un nuovo rapporto, una rassegna tra le più aggiornate che esamina l’impatto del consumo di alcol sulla salute dei britannici. Il rapporto analizza le principali cause di malattia e morte riconducibili all’alcol e stima la proporzione del fenomeno nella popolazione adottando le linee guida del WHO per il monitoraggio del consumo di alcol e dei danni correlati.
Sono stati utilizzati ben 53 frazioni riconducibili all’alcol (AAF), funzioni della prevalenza del consumo di alcol e dell’esposizione ai fattori di rischio correlati, che hanno permesso di stimare la proporzione di casi (malattia, infortunio, morte) attribuibile al consumo di questa sostanza.
Nel 2005 circa 460.000 persone sono state ricoverate in ospedale a causa dell’alcol; le ragioni più comuni del ricovero riguardavano disturbi di ipertensione, disturbi mentali e del comportamento correlati all’alcol, che rappresentano le principali cause di ricovero tra i pazienti maschi al di sotto dei 55 anni di età. I decessi alcol correlati variano in base alle classi d’età, infatti, la prevalenza maggiore si registra in corrispondenza dei gruppi più anziani. Tuttavia un dato molto preoccupante è quello riferito ai giovani di 16-24 anni, secondo cui il 26,6% di tutte le morti è attribuibile all’uso di alcol, rispetto all’1,4% dei maggiori di 75 anni. Tra gli adulti fino ai 35 anni, i decessi sono causati più spesso dalle gravi conseguenze derivanti dal consumo di alcol, in particolare, danni autoprocurati intenzionalmente ed incidenti stradali.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Centre for Public Health
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OEDT, nuovi dati epidemiologici 2008 |
05-08-2008 L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) ha reso disponibile online il bollettino statistico 2008, che fornisce l’accesso ai più recenti dati statistici europei inerenti al fenomeno della droga. Il bollettino statistico rappresenta la base epidemiologica di dati sulla quale è redatta la Relazione annuale sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa.
I dati sono organizzati in undici sezioni tematiche inerenti le indagini sulla popolazione generale, giovani e popolazione studentesca, uso problematico di sostanze, diffusione delle droghe in carcere, malattie infettive droga correlate, tasso di mortalità, domande di trattamento, criminalità e sequestri di stupefacenti, trattamenti terapeutici ed, infine, prezzi delle sostanze nei paesi europei. Ciascuna sezione prevede la possibilità di una rassegna generale dei dati ed è corredata da tabelle e grafici.
L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, con sede a Lisbona, è stato creato nel 1993 per fornire all’Unione Europea e ai suoi Stati membri una panoramica oggettiva dei problemi correlati alla droga in Europa, nonché un quadro informativo comune a supporto del dibattito sugli stupefacenti. Si avvale di una rete di circa 30 centri nazionali di monitoraggio (la rete “Reitox”) per la raccolta e l’analisi di dati nazionali sulla base di standard e strumenti comuni per la raccolta di dati.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: EMCDDA
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Intervista al Prof. Antonello Bonci. Scoperta la “memoria inconscia” della cocaina |
01-08-2008 Che cos’e’ la memoria inconscia della cocaina? E’ una modificazione cellulare che si verificherebbe nel cervello di chi assume stupefacenti, nelle aree cerebrali che determinano lo sviluppo della dipendenza da cocaina. L’assunzione di cocaina determinerebbe un potenziamento persistente delle sinapsi eccitatorie dell’area ventrale tegmentale (Vta), uno dei centri nervosi fondamentali per lo sviluppo dei comportamenti di dipendenza. Questo fenomeno spiegherebbe il meccanismo cellulare fondamentale a causa del quale, a distanza di anni, soggetti astinenti potrebbero avere delle ricadute. Lo studio, pubblicato su Neuron di luglio, è stato coordinato da Antonello Bonci dell’Ernest Gallo Clinic and Research Center - University of California - San Francisco. Il dott. Serpelloni, capo del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha commentato: “Apprendiamo con interesse e soddisfazione la notizia scientifica relativa alla scoperta che chiarisce ulteriormente i meccanismi dell’instaurarsi della dipendenza da droghe”. A questo proposito abbiamo intervistato direttamente il prof. Bonci. Professor Bonci, pensa che in Italia possano essere sviluppate ricerche analoghe o collaborazioni scientifiche utili a sviluppare ulteriormente queste linee di ricerca? "Certamente, esistono in Italia potenzialità interessanti che andrebbero maggiormente sfruttate. In questi anni abbiamo avuto il piacere di collaborare con il Dipartimento delle Dipendenze di Verona nell'ambito delle neuroscienze collegate all'addiction con interessanti risultati, e stiamo definendo nuovi protocolli di collaborazione. L'Italia potrebbe essere un ottimo partner per ricerche in questo campo, soprattutto alla luce del rilevante fenomeno che purtroppo coinvolge sempre più giovani”. Crede che questa nuova chiave di lettura delle tossicodipendenze potrebbe essere utile anche ai fini pratici dei trattamenti? "Senz’altro, lo dimostrano molte esperienze americane ma anche di altri paesi. Le neuroscienze possono essere una chiave di lettura del fenomeno in grado di aprire nuovi orizzonti interpretativi, anche al clinico e agli operatori che si occupano di riabilitazione e reinserimento di queste persone. Non dimentichiamo che il principale problema da affrontare in termini terapeutici è rappresentato dalla recidiva causata dall'attivazione del craving. Conoscere meglio questi meccanismi risulterà fondamentale per poterli controllare. Le scoperte delle mie ricerche, a questo proposito, enfatizzano ancora di più l’importanza degli interventi psicologici e sociali nel creare interventi veramente efficaci per uscire dalla dipendenza”. In futuro sarebbe disponibile a collaborare anche con le strutture istituzionali del nostro paese? "Il vostro paese è anche il mio paese, anche se da anni lavoro con grande soddisfazione in America. Mi piacerebbe molto poter contribuire alla realizzazione di sistemi più avanzati, sotto il profilo scientifico, anche in Italia. Sono a conoscenza dell’attivazione di una nuova struttura governativa, un Dipartimento Nazionale che dovrebbe dare nuovo impulso alla lotta alla droga. Potrebbe essere una buona occasione per tutti per cominciare un nuovo corso. Il mio scopo sarebbe quello di poter replicare sul territorio italiano, un sistema di ricerca basato su trasparenza, efficienza e prove scientifiche come quello che ho trovato negli USA”. Il dottor Serpelloni, capo del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha espresso un parere molto positivo sulle sue ricerche. Pensa che sarebbe possibile una collaborazione più stretta con il Dipartimento? “Certamente sì. Dove possiamo essere utili a dare una mano a risolvere problemi come questi non ci si può tirare indietro, sia in nome della ricerca scientifica ma, ancora prima, per un impegno etico e morale verso i nostri figli, affinché possano crescere e vivere in un mondo migliore”. Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: University of California
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